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anche il Dirigente…legge!

Strano ma vero, il Dirigente legge e molto e vorrebbe intrattenere con voi una rubrica periodica sulle sue letture, sperando di stimolare in qualcuno la curiosità, madre di ogni sapere.

I testi di oggi sono, udite udite, due romanzi di una nostra professoressa che coltiva la passione della scrittura e, a mio giudizio, con frutti pregevolissimi.

 

I)                     Torella Daniela, Il crepuscolo degli Dei, ed. Fermenti, Roma 2009, pagg. 383

II)                   Torella Daniela, Hybris, ed. Albatros, Roma 2011, pagg. 354

I due romanzi formano un tutt’uno, essendo ambientati in un arco temporale ristretto e con molti personaggi in comune, ma sono strutturati in maniera diversa e sapientemente la lettura del secondo presuppone la lettura del primo, ma potrebbe farne tranquillamente a meno. L’Autrice ha sapientemente, infatti, evitato la tecnica narrativa, tipica delle telenovelas e purtroppo fatta propria da molti scrittori di fare una sequenza di romanzi a puntate, che obbligano il lettore per trovare un filo conduttore alla lettura dell’intera opera narrativa.

I)

Il Primo Romanzo è un ampio quadro della fine dell’impero attraverso le beghe di palazzo che vedono impegnato suo malgrado e per questioni sapientemente svelate nel corso di tutto il romanzo il personaggio principale,  il Conte Marco Settimio Valerio Laurenzio, ufficiale dell’esercito dell’imperatore Giuliano, donnaiolo inveterato, ma anche uomo d’onore vincolato ai suoi impegni di padre e di suddito con una tenacia ed una onestà cristallina. La storia si dipana, partendo dall’anno di grazia 410 dopo Cristo, nella Roma ormai assediata dagli eserciti barbari, in una apparentemente privatissima storia familiare, che vede coinvolti come personaggi principali un oscuro servo, Callisto, e lo stesso Duca Laurenzio.

I due personaggi apparentemente estranei ed indipendenti nel corso del romanzo avvicinano le loro biografie con passi sapientemente graduali e fatti di una serie di intrighi e sottintesi che solo alla fine del romanzo rivelano il loro senso. Per rimanere in una immagine cara alla scrittrice è come se, dipanando un rotolo fittamente scritto, la soluzione fosse scritta nel bastoncino su cui era avvolto il rotolo, l’umbiliculus, appunto. Una tensione narrativa, trasmessa intelligentemente al lettore, che aumenta di pagina in pagina fino alla rivelazione finale.

Lungi da me il rivelare la trama, un torto che l’autrice non merita, ma qualche cenno per ingolosire il lettore me lo si concederà e l’Autrice avrà la bontà di perdonare: spezzoni di ricordo iniziano la narrazione nella memoria del povero servo Callisto, figlio di un’oscura prostituta del bordello di Nisibi, ricordi dolcissimi per la figura materna venerata dal bimbo, ma intristiti dallo squallido ambiente in cui il bimbo è costretto a crescere. Il fanciullo però ha una visione tutta sua della situazione non avendo alcun termine di paragone per giudicare il suo stato e la storia della sua vita successiva lo dotano di una pazienza e di una rassegnazione di fronte agli eventi, che lo rendono, suo malgrado, uno splendido esempio di filosofo stoico in incognito. Non vorrei offendere l’autrice, ma è il personaggio che nei due romanzi ho preferito perché è un perdente, ma proprio la sua saggia rassegnazione e la tempra derivatagli dalla sua biografia lo rendono poi il fulcro della storia ed alla fine non certo un vincente, ma almeno un sopravvissuto in un mondo difficile.

A questo punto del romanzo appare, sapientemente estranea, la famiglia del Conte Laurenzio, il cui passato oscuro, coperto da una strana amnesia dello stesso, si dipanerà come un oscuro presentimento mai chiarito per tutto il romanzo, che invece narra tutta l’ascesa politica ed umana del Conte attraverso mille avventure, che lo porteranno negli angoli più lontani dell’impero fino alla convocazione a corte da parte dell’Imperatore Giuliano, che lo incarica di una ricerca segretissima su un presunto discendente di Costantino, scampato al massacro di tutti i pretendenti al trono imperiale.

Questa ricerca porterà Laurenzio e Callisto con lui in un viaggio a ritroso nei luoghi dell’infanzia e della memoria alla ricerca di un passato mai chiarito e di un nome misterioso che sembra così evanescente, come colui che lo porta senza saperlo; viaggio che cementa i rapporti tra Laurenzio ed il servo Callisto, rivelandosi un viaggio nell’anima dei due, nei loro ricordi, nei loro affetti, nelle loro convinzioni filosofiche e personali.

Non rivelo altro della trama, ma mi permetto di citare una delle frasi con cui si chiude il romanzo e che ne riassume la filosofia profonda: “Avevi ragione su questo, padre; un uomo non può vivere senza ricordi, perché noi siamo il nostro passato, siamo ciò che le vicende della vita hanno accumulato, strato dopo strato, su di noi, siamo un bagaglio di esperienza da cui non potremmo prescindere.” (op. cit. pag 382.)

Grazie alla perizia ed alla sensibilità dell’autrice che ci guida nei meandri di questo viaggio esistenziale!

 

II)

Il secondo romanzo riprende alcune tematiche del primo compiendo un ardito passo indietro, rispetto all’avvincente finale, che tanto ci aveva commosso nel romanzo precedente, e con una sorta di salto cronologico ci riporta nel cuore della vicenda partendo da misterioso ritrovamento del diario di Callisto, il cui valore è sconosciuto anche a chi lo detiene come semplice ricordo di famiglia, mentre cela un inquietante mistero.

La vicenda parte da un cadavere ritrovato a Cartagine in una vecchia basilica distrutta, memoria dell’eresia donatista e delle lotte cruente che ne sono seguite, un oscuro mercante, una strana morte ed indizi che, apparentemente chiari, si vanno inspessendo di significati occulti pagina dopo pagina, mano mano che il nostro eroe, il Conte Marco Valerio Laurenzio ed il suo solerte servo Callisto, si occupa di dipanare l’intricata matassa.

In questo nuovo sforzo creativo dell’autrice appaiono tutta una serie di nuovi personaggi; alcuni di altissimo lignaggio, altri familiari e di nuovo legati all’oscuro passato del personaggio principale, altri gustosamente macchiettistici e divertentissimi. Rispetto al primo romanzo ci troviamo qui in una vicenda più lineare e poliziesca, ma soprattutto importante appare l’ambientazione storica, che svetta ad ogni angolo di pagina, fino a formare uno stupendo mosaico dell’era tardo imperiale, che invoglia il lettore ad addentrarsi nella scoperta di questa parte della storia. Ma forse è questo l’inconscio messaggio dell’autrice all’ignaro lettore: trasmettere un amore smodato da studiosa puntigliosa e scientifica del periodo storico accanto al gusto, puramente estetico, della narrazione come fine a se stessa.

I miei complimenti all’autrice per essere riuscita a descrivere in queste pagine un credibile affresco dell’era tardo imperiale e contemporaneamente ambientarvi un’intricata e avvincente vicenda, che mi ha trascinato insonne pagina dopo pagina verso il finale ad effetto.

 

 

 


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